NEMO PROFETA
8 luglio 2012 - anno B - XIV Domenica del tempo ordinario

Nemo profeta in patria est! E' diventata una massima e un proverbio l'affermazione che Gesù fa a seguito della affatto calorosa accoglienza dei suoi compaesani a Nazareth, il suo villaggio di origine. Gesù vi arriva seguito dai dodici, la comunità che ha fondato, in qualche modo la sua nuova famiglia. Ciò è già motivo di diffidenza all'interno dello stesso circolo famigliare. E' probabilmente per questo che, dopo la lapidaria comunicazione del loro arrivo, l'evangelista non aggiunge altro, lasciando spazio alla deduzione che facevo pocanzi, e passa direttamente a raccontare del sabato nella sinagoga.
Stupore e meraviglia, termini quasi sinonimi, sono usati per descrivere gli stati d'animo che manifestano i protagonisti del racconto evangelico. Il primo è usato per dire della difficoltà dei presenti nel tempio allorché Gesù prende la parola. Lo stupore deriva da quello che lui dice, in particolare dall'accostamento che fa della propria persona alla Legge, alla parola di Dio. Il presentarsi come un profeta indispettisce gli astanti che lo conoscono come il falegname, il figlio di Maria, quale parente prossimo di molte altre persone che tuttora vivono in mezzo a loro. Significativo è che non lo si indichi come il figlio di Giuseppe. Il riferimento al padre, nella mentalità ebraica, avrebbe significato il richiamo alla tradizione, all'ortodossia giudaica ma, evidentemente, nel suo intervento, Gesù propone un linguaggio nuovo, insolito, persino diverso da quello a cui sono abituati; altro motivo di rifiuto. Parla con una autorevolezza che non sono disposti a riconoscergli, al contrario, è per loro motivo di scandalo.
Anche da parte di Gesù c'è sorpresa per la situazione che sta vivendo. Marco dice si meravigliava della loro incredulità. Non si lascia però condizionare, andrà altrove, nei villaggi vicini dove la gente non lo conosce e non lo giudicherà per le sue appartenenze ma per l'annuncio che porterà loro.
Era necessaria una veloce analisi del brano evangelico di questa domenica per le considerazioni che potremmo fare per trarre quei suggerimenti per la nostra vita che sempre ci aspettiamo quando ci poniamo di fronte alla Parola.
Proprio pensando al rapporto che abbiamo con questa, dovremmo chiederci: come l'ascoltiamo? Spesso si riscontra nei cristiani, anche praticanti, sufficienza, superficialità, atteggiamento distratto a questo proposito. Si è nati e si vive in un contesto in cui si respira da sempre i contenuti del Vangelo. Si presume di conoscere già tutto della Parola e la si ascolta con più o meno consapevole disattenzione anche nella messa domenicale, spesso squalificata a semplice abitudine. Ci si scopre a pensare, più o meno inconsciamente, di non avere niente di nuovo da imparare. Ciò che ne risente è quasi sempre il vivere quotidiano, sono i rapporti interpersonali dalla famiglia alle amicizie, dal lavoro alla politica, alle relazioni sociali in generale.
La difficoltà, oggi come allora, è quella di essere chiusi alla novità, di essere incapaci di riconoscere le voci profetiche che possiamo incontrare sul nostro cammino. Quel che è peggio è la presunzione di non averne assolutamente bisogno. Questo ci isola alzando un muro tra noi e la verità, e ci impedisce di comprendere come l'orizzonte non sia il limite della conoscenza ma solo quello della nostra capacità sensoriale di vedere ed è necessario acquisire la consapevolezza che possiamo andare oltre solo se siamo disposti a rinunciare ad una comoda immobilità.
Profeti in mezzo a noi ce ne sono ancora oggi. A volte non hanno pretese carismatiche evidenti perché vestono i panni di persone comuni senza apparenti pretese, ma basterebbe solo riflettere sulla loro serenità, dolcezza, disponibilità, accoglienza per ricavarne incoraggiamenti di grande spiritualità. Non mancano neanche quelli che si impongono con la loro personalità forte, volitiva, intelligente che danno nuova forza e vigore al messaggio evangelico sia come radicalità applicativa sia come capacità di facilitarne una maggiore comprensione interpretativa. Anche qui basterebbe semplicemente liberare il desiderio di conoscenza insito nella natura umana e in modo specifico quella particolare necessità che l'uomo sente di dare risposte ai suoi interrogativi esistenziali e sulle realtà ultime.
I profeti sono in mezzo a noi. Il Signore non mancherà mai di suscitarli, per il grande amore che ha per la sua creatura, «ascoltino o non ascoltino» dice ad Ezechiele. Oggi la Parola ce lo ricorda. Sta a noi scegliere se continuare per la strada comoda ma amorfa o inoltrarsi per sentieri più difficili e impegnativi, ma appaganti.

Alla prossima, ciao
tonino

5 luglio 2012

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